Trent’anni della Fondazione Veneto Institute of Molecular Medicine (Vimm) diventano il momento per un richiamo collettivo alla responsabilità nella ricerca, in un contesto di crescente longevità della popolazione e di questioni bioetiche sempre più complesse. La giornata di celebrazione, ospitata alla Fondazione Cini di Venezia, ha intrecciato tavole rotonde, la lectio magistralis del premio Nobel William G. Kaelin Jr. e le presentazioni dei progetti scientifici del Vimm.
La storia della fondazione, nata dall’idea condivisa di Giustina Destro e Francesco Pagano di creare un centro di ricerca polifunzionale, è oggi quella di un polo d’eccellenza che coinvolge circa 300 ricercatori e mira a una medicina che ponga al centro la persona nella sua interezza. Il percorso è stato qualificato dalla collaborazione con le istituzioni e da uno sviluppo progressivo delle attività scientifiche.
Al centro del dibattito sono stati i legami tra etica, integrità scientifica e conflittualità contemporanee, insieme alle implicazioni sociali e spirituali delle scelte di ricerca. Il direttore del Vimm, Nicola Elvassore, ha illustrato il nuovo codice etico della fondazione, rivolto in particolare ai giovani ricercatori, sottolineando che le regole non sono meri protocolli formali ma determinano ricadute concrete, soprattutto sulla vita delle persone più fragili.
«La ricerca scientifica non è un’attività neutra»: ogni progetto incorpora scelte valoriali che riguardano non solo il metodo, ma il significato stesso dell’indagine. Su questa linea si è espressa anche Sandra Gallina, della Direzione Generale Salute e Sicurezza Alimentare della Commissione Europea, che ha richiamato l’importanza di un quadro normativo chiaro per l’intelligenza artificiale e per la gestione dei dati biomedici.
Il tema dell’intelligenza artificiale è stato affrontato richiamando la necessità di porre al centro le persone e i loro bisogni, più che gli strumenti. Il matematico Alfio Quarteroni è stato citato nel definire l’algoritmo come una «potenza senza coscienza», mentre monsignor Vincenzo Paglia ha insistito sull’importanza della formazione di chi sviluppa gli algoritmi, ricordando al contempo l’aumento dei bisogni legati all’invecchiamento della popolazione.
Il dibattito ha toccato anche le condizioni che favoriscono la ricerca, in particolare il ruolo del finanziamento pubblico e privato e della filantropia. È emersa la necessità di tempo, investimenti e fiducia per raggiungere scoperte significative, in contrapposizione a una logica politica del breve termine. Il tema del fallimento in ricerca è stato valorizzato come parte del processo scientifico: mentre negli Stati Uniti il fallimento viene spesso considerato un insegnamento, in Italia è ancora spesso visto come un punto di non ritorno, con riflessioni sul peso culturale della paura di sbagliare.
Sono stati anche richiamati problemi pratici, come la condizione economica dei ricercatori, spesso collocati nei livelli più bassi della scala retributiva, fattore che può limitare l’attrattività e la sostenibilità delle carriere scientifiche. Tra le proposte emerse, Ilaria Villa della Fondazione Telethon ha indicato il ricorso al denaro filantropico come strumento per sostenere progetti che non temono il rischio di fallimento e che possono portare a importanti risultati terapeutici.
La giornata è culminata con il conferimento del titolo di Vimm Ambassador a tre personalità: Elisabetta Belloni, Luciana Lamorgese e Francesco Micheli. Le celebrazioni dei trent’anni del Vimm hanno così ribadito l’importanza di un approccio integrato, che unisca etica, investimenti e formazione per affrontare le nuove frontiere della medicina e della bioetica.

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