L’India sta emergendo come un protagonista destinato a Modificare gli equilibri mondiali: non più periferia, ma potenziale centralità. Questo il quadro delineato nel panel “Capire il Medio Oriente guardandolo dall’India” al Festival dell’economia di Trento da Giulio Sapelli, storico dell’economia e presidente della Fondazione Manlio e Maria Letizia Germozzi di Confartigianato.
A introdurre la discussione è stato il quadro demografico e strategico: l’India è il Paese più popoloso del pianeta, con circa 1,4 miliardi di abitanti, pari al 17% dell’umanità. Pur mantenendo un Pil pro capite ancora distante dagli standard occidentali, il Paese dispone di numeri, industria, una classe media in crescita e ambizioni politiche che lo rendono ineludibile nello scacchiere globale. Per questo motivo è stata definita «un gigante silenzioso, apparentemente silenzioso» e «una geografia importante da capire».
Sapelli ha evitato il termine geopolitica, preferendo quello di “relazioni internazionali”: una lettura che mette insieme potere, economia, rotte, Stati, classi dirigenti e le dinamiche interne che plasmano la politica estera. Secondo lo storico, il mondo è attraversato da una grande trasformazione del peso delle rilevanze economiche e geostrategiche: l’Asia ritorna al centro dopo una lunga parentesi occidentale, tanto che «siamo tornati a prima del Settecento».
In questa nuova geografia della potenza l’India viene letta come l’alternativa democratica alla Cina. Una democrazia «aspra, diseguale, attraversata da religioni, caste, minoranze e partiti», ma proprio per questa complessità diventata «una grande democrazia di massa». Il passaggio dall’era di Jawaharlal Nehru, che guardava al Medio Oriente in una cornice postcoloniale e terzomondista, all’India di Narendra Modi, al governo dal 2014 e leader del Bharatiya Janata Party, rappresenta per Sapelli una cesura: il Medio Oriente non è più solo teatro di conflitti, ma una piattaforma strategica fatta di energia, sicurezza, lavoro migrante, rotte commerciali e competizione con la Cina.
Il rapporto con i Paesi del Golfo è esemplare di questo cambio di prospettiva. La relazione tra India e Stati del Golfo è stata definita dal giovane economista Francesco Carluccio, già relatore al Festival 2025, come una forma di «sostanziale ostaggio reciproco»: l’India dipende da petrolio e gas, mentre il Golfo ha bisogno dei mercati Indiani per vendere energia. Secondo Carluccio, l’India importa dal Medio Oriente circa il 60% del proprio greggio, ma procede per convenienza economica, acquistando dove è più utile senza farsi guidare da legami di civiltà o morali.
La guerra in Ucraina ha messo in luce questo pragmatismo: Nuova Delhi ha continuato ad acquistare greggio russo, lo ha raffinato e rimesso sui mercati, sfruttando l’ampia capacità di raffinazione domestica. Tuttavia, proprio questa forza presenta anche una vulnerabilità: la domanda energetica Indiana è nel breve fortemente anelastica, e una crisi nello Stretto di Hormuz o un’escalation tra Iran e Israele inciderebbero direttamente sul cuore produttivo del Paese.
Allo stesso tempo, il vincolo demografico e sociale pesa sulla politica estera Indiana. Quasi nove milioni di cittadini Indiani vivono nei principali Paesi del Golfo, una “vecchia diaspora” composta soprattutto da lavoratori. Le rimesse rappresentano una risorsa vitale per l’economia Indiana, ma sono legate a sistemi contrattuali come la kafala che limitano la libertà dei lavoratori. In questo contesto Sapelli ha sottolineato che il controllo della migrazione è nelle mani degli Stati.
Infine è emersa la discussione sull’IMEC, il corridoio economico India–Medio Oriente–Europa proposto come alternativa alla via della Seta cinese, con un percorso che dalla costa Indiana passa per il Golfo, tocca Israele e si apre verso l’Europa tramite Haifa come snodo mediterraneo. Su questa iniziativa Carluccio si è mostrato scettico: l’IMEC è «una buona iniziativa che difficilmente troverà risultato», perché il tratto tra Giordania, Israele e Haifa richiede capitali privati difficili da mobilitare.
Il quadro uscito dal dibattito del Festival mette in evidenza come l’India contempli ormai il Medio Oriente non solo come un’area di crisi, ma come uno spazio vitale per il suo sviluppo energetico, economico e demografico. La nuova centralità Indiana, seppure graduale, promette di rimodellare equilibri regionali e globali nei decenni a venire.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/l-india-candidata-nuovo-baricentro-mondo-AI3FqRBD

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