Il Parlamento europeo ha formalizzato la propria posizione sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2028-2034, chiedendo un bilancio più consistente di circa il 10% rispetto alla proposta presentata lo scorso luglio dalla Commissione europea. La richiesta, pari a quasi 200 miliardi di euro in più a prezzi correnti, è stata approvata in plenaria a Strasburgo con 370 voti favorevoli e conferma la linea già definita a metà aprile dalla commissione per i bilanci.
Secondo gli eurodeputati, il nuovo Qfp dovrebbe attestarsi a 2.014 miliardi di euro e non includere il rimborso del debito derivante dallo strumento NextGenerationEU, che ha finanziato i Piani nazionali di ripresa e resilienza tramite debito comune. Escludere questi rimborsi dal calcolo del bilancio permetterebbe, affermano i sostenitori della proposta, di preservare i finanziamenti per voci storiche come agricoltura, coesione e investimenti sociali, evitando tagli significativi a questi capitoli.
La posizione del Parlamento, sostenuta da Partito popolare europeo (Ppe), Socialisti e democratici (S&D), Renew e Verdi, è stata illustrata dai relatori del dossier. Gli eurodeputati hanno invitato il Consiglio dell’Unione europea ad avviare il negoziato con spirito di dialogo, pur riconoscendo la distanza esistente tra le istituzioni sulle cifre e sulle priorità.
Il voto ha evidenziato anche spaccature tra i gruppi italiani: Forza Italia ha sostenuto la posizione parlamentare, la Lega ha votato contro mentre Fratelli d’Italia si è astenuto. Nel campo dell’opposizione, il Movimento 5 Stelle si è opposto, mentre il Partito democratico ha espresso compatta adesione alla richiesta di maggiori risorse. Commenti critici sono giunti da rappresentanti della destra italiana che hanno segnalato posizioni divergenti su immigrazione, Green Deal, risorse proprie e livelli di centralizzazione.
Il confronto sui numeri del Qfp si inserisce in un contesto politico più ampio: diversi governi, tra cui Germania, Paesi Bassi e alcuni Paesi nordici, hanno chiesto un bilancio ancora più contenuto rispetto alla proposta della Commissione. Il tema è stato uno degli argomenti discussi durante il Consiglio europeo informale svoltosi a Cipro, dove i leader hanno dibattuto per tre ore senza arrivare a una sintesi sui modi per finanziare le nuove priorità.
Con l’emissione di debito comune non più considerata una strada percorribile, il dibattito si concentra sulle cosiddette risorse proprie dell’Ue, ossia entrate raccolte direttamente dall’Unione. La Commissione ha proposto cinque strumenti di finanziamento e il Parlamento ha sollecitato l’obiettivo di generare circa 60 miliardi di euro annui di entrate nuove. Alcuni Stati membri si oppongono, temendo nuovi prelievi fiscali o una perdita di controllo nazionale sulle risorse.
La presidente della Commissione europea ha sottolineato l’importanza di queste entrate per rimborsare il debito contratto durante la pandemia, avvertendo che senza di esse sarebbe necessario o aumentare i contributi nazionali o ridurre la capacità di spesa complessiva dell’Unione. Sulla stessa linea si è espressa la presidente del Parlamento europeo, che ha collegato la riduzione dei contributi nazionali alla necessità di progredire sulle risorse proprie.
Una posizione contraria netta proviene comunque da Fratelli d’Italia, che respinge l’introduzione di nuove risorse proprie e qualifica l’eventuale ampliamento del bilancio come un passo verso un maggior grado di integrazione finanziaria che il partito non condivide. Le trattative formali sul Qfp tra Parlamento e Consiglio proseguiranno nelle prossime settimane, con l’obiettivo di trovare un compromesso sulle cifre e sulle modalità di finanziamento delle priorità europee.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/il-parlamento-europeo-vuole-bilancio-piu-ricco-ma-e-scontro-risorse-proprie-AIPet9kC

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