Le trattative per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034 sono entrate in una fase cruciale. Il Parlamento europeo si appresta a votare la propria posizione e minaccia di ritardare l’intero iter negoziale se non verranno garantite risorse adeguate e regole chiare sull’allocazione dei fondi.
Al centro dello scontro ci sono la politica di coesione e i fondi sociali, ritenuti tra le voci più penalizzate dall’impianto proposto dalla Commissione lo scorso luglio. La proposta prevede maggiore autonomia per gli Stati membri tramite Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR) e la concentrazione di diverse voci di spesa — agricoltura, migrazione e coesione sociale — in un’unica struttura di finanziamento. Secondo stime interne del Parlamento europeo citate dal Sole 24 Ore, questa architettura rischia di ridurre l’effetto redistributivo del bilancio comunitario.
László Andor, segretario generale del think tank FEPS, avverte che la drastica riduzione dei fondi sociali dimostrerebbe trascuratezza rispetto alle sfide legate al capitale umano, come il bisogno di garantire ai giovani un’istruzione di qualità e un ingresso rapido nel mercato del lavoro, problemi particolarmente acuti in paesi come l’Italia.
Il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) ha posto la questione al centro delle proprie priorità, condizionando in parte il sostegno alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen alla salvaguardia degli investimenti sociali. Stefano Bonaccini, relatore per il file QFP nella commissione agricoltura del Parlamento europeo, sostiene che meno risorse e una maggiore rinazionalizzazione comporterebbero politiche meno efficaci e un aumento delle disuguaglianze territoriali.
Anche dal fronte dei gruppi parlamentari emergono posizioni forti. Un compromesso negoziato tra PPE, S&D, liberali e verdi punta a limitare significativamente, se non ad eliminare, la flessibilità concessa agli Stati nella riallocazione delle risorse. L’idea è di vincolare in modo più definito le risorse ai capitoli di spesa, mantenendo gli stanziamenti per agricoltura e migrazione e rafforzando quelli per coesione e, soprattutto, per il sociale.
Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, definisce preoccupante il rischio di riduzione delle risorse per la coesione e il Fondo sociale europeo, specie per paesi come l’Italia. Al contempo sottolinea che l’impatto finale dipenderà anche dalle scelte dei governi nazionali nella formulazione e ripartizione dei Piani nazionali e regionali.
Sul piano della dotazione complessiva, il Parlamento chiede un bilancio pari all’1,27% del reddito nazionale lordo, circa 1.800 miliardi di euro, vale a dire un incremento attorno al 10% rispetto alla proposta della Commissione. Questi numeri sono stati ribaditi anche da Siegfried Mureșan, influente eurodeputato del PPE e relatore per il QFP nella commissione bilanci. La commissione bilanci voterà la propria posizione mercoledì 15 aprile, mentre il voto finale in plenaria è previsto entro la fine del mese.
I capi di Stato e di Governo dei 27 si riuniranno a Cipro il 24 aprile per discutere il nuovo bilancio pluriennale: i negoziati tra gli Stati membri saranno determinanti, dato che il ruolo del Parlamento è sostanzialmente di approvare o respingere l’accordo raggiunto dal Consiglio. Le differenze tra la posizione delle capitali e quella dell’Europarlamento restano ampie: alcune capitali non intendono rinunciare alla flessibilità proposta dalla Commissione, mentre governi come quello olandese pongono resistenze a qualsiasi aumento della dotazione, arrivando a chiedere riduzioni. In uno scenario di risorse limitate, coesione e fondi sociali rischierebbero ulteriori tagli.
Per questi motivi il Parlamento europeo sembra pronto a utilizzare tutte le leve a disposizione, compresa la possibilità di rinviare l’esame delle numerose legislazioni settoriali legate al QFP fino a quando non sarà definita la dimensione complessiva e l’architettura del bilancio. Secondo fonti di POLITICO Europe, questa strategia potrebbe far slittare i negoziati per buona parte del 2027, fino all’ultimo momento utile, con possibili ripercussioni sulle tempistiche di attuazione dei programmi finanziati dall’UE.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/bilancio-ue-fondi-sociali-bilico-l-europarlamento-chiede-piu-risorse-e-meno-flessibilita-AIh7aqTC

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