Il prezzo del petrolio ha ripreso a correre dopo lo sfumare di una possibile tregua immediata di 45 giorni tra Iran e Stati Uniti, superando i 114 dollari al barile. La salita è durata oltre la mattinata e si riflette già sui prezzi alla pompa, nonostante il governo Italiano abbia prorogato fino al 1° maggio il taglio delle accise via decreto, ora all’esame della commissione Finanze del Senato.
Anche il mercato del gas registra rialzi: i contratti future sul mese di maggio sulla piattaforma Ttf di Amsterdam segnano un aumento dello 0,9% a 50,6 euro per MWh. Le principali borse asiatiche e dell’area Pacifico mostrano andamenti contrastati dopo il lungo ponte di Pasqua, mentre le piazze europee proseguono in rialzo sulla scia degli indici Pmi di Italia, Francia e Germania; i future statunitensi, invece, sono misti.
Nel pieno di questa fiammata dei prezzi, l’Italia si è coordinata con altri quattro grandi Paesi Ue — Spagna, Germania, Austria e Portogallo — per sollecitare Bruxelles a valutare una tassa europea sugli extraprofitti nel settore energetico. L’iniziativa, promossa dai rispettivi ministri dell’Economia, è contenuta in una lettera inviata al commissario Ue all’Economia Wopke Hoekstra.
I cinque ministri chiedono un intervento coordinato a livello Ue volto a tassare i profitti straordinari delle compagnie energetiche, con l’obiettivo di evitare che l’intero costo della crisi ricada su famiglie e imprese. Nella missiva i firmatari richiamano l’impennata dei prezzi del petrolio causata dall’escalation con l’Iran e le distorsioni di mercato generate dalle tensioni geopolitiche, motivando così la proposta di uno strumento comune.
Secondo i promotori, una soluzione europea invierebbe un segnale di unità e capacità d’azione, sostenendo che chi trae vantaggio dalle conseguenze della guerra dovrebbe contribuire ad alleviare il peso sul pubblico. La Commissione Ue ha confermato di aver ricevuto la lettera: la sta valutando e risponderà a tempo debito, sottolineando che lavora a stretto contatto con gli Stati membri su possibili misure politiche mirate in risposta all’attuale crisi energetica.
A Bruxelles si ricorda inoltre il precedente del 2022, quando fu introdotta una contribuzione temporanea di solidarietà sugli extraprofitti dopo l’invasione russa dell’Ucraina; dalla Commissione viene detto che, pur non essendo la situazione identica a quella di allora, è importante tenere conto degli insegnamenti di quell’esperienza.
Dalla filiera petrolifera Italiana arriva una reazione critica. Unem, l’associazione delle aziende della lavorazione, logistica e distribuzione dei prodotti petroliferi, afferma di aver appreso dell’iniziativa con «sorpresa e sconcerto» e avverte che sarebbe necessario evitare ulteriori elementi di instabilità per non mettere in crisi un settore che si sta impegnando a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.
A Bruxelles, tra i tecnici, circola anche la valutazione che una tassa europea sugli extraprofitti non garantirebbe necessariamente flussi di cassa rapidi per gli Stati membri: nel caso Italiano il gettito del 2022 si attestò a 2,8 miliardi di euro, molto al di sotto delle stime iniziali di almeno 10 miliardi.
Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/italia-e-altri-4-paesi-cambiano-idea-tassa-ue-sugli-extraprofitti-1.3353982

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