La riprogrammazione dei fondi di coesione 2021-2027 si chiude a 34,6 miliardi di euro, con l’Italia al secondo posto tra i Paesi che hanno rimodulato maggiormente le risorse: 7 miliardi complessivi destinati a nuove priorità strategiche.
I risultati sono stati resi noti a Bruxelles dal vicepresidente della Commissione europea e commissario per la Coesione, Raffaele Fitto, al termine del riesame intermedio lanciato un anno fa. L’operazione mirava a trasferire parte delle risorse disponibili verso obiettivi considerati prioritari alla luce del mutato contesto geopolitico e degli effetti della guerra in Ucraina.
«I fondi riprogrammati non rappresentano proiezioni o impegni sulla carta: sono risorse reali già utilizzabili da Stati membri e regioni», ha sottolineato Fitto, evidenziando che le decisioni sono state prese guardando ai territori e alle esigenze di investimento per il futuro. Secondo il commissario, la riprogrammazione dimostra la capacità della politica di coesione di adattarsi rapidamente a nuove priorità pur mantenendo l’anima dello sviluppo territoriale.
Tra i Paesi che hanno effettuato le riprogrammazioni più consistenti figurano la Polonia (8 miliardi, con forte orientamento alla difesa), l’Italia (oltre 7 miliardi), la Spagna (3,2 miliardi), il Portogallo (2,5 miliardi), la Germania e la Grecia (quasi 2 miliardi ciascuna). In totale, 25 Stati membri hanno presentato richieste di modifica entro la fine del 2025, riguardanti 186 programmi.
Per l’Italia, i 7 miliardi riorientati rappresentano il 16,7% della dotazione complessiva dei fondi di coesione 2021-2027. I programmi interessati dalla rimodulazione sono 35 su 48 totali: 7 nazionali e 28 regionali, il numero più elevato tra gli Stati Ue. Le revisioni più consistenti a livello regionale sono state proposte dalla Sicilia (919,1 milioni) e dalla Campania (881,1 milioni), mentre il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha rimodulato 858,6 milioni per il programma Ricerca, innovazione e competitività.
L’Italia figura, con poco meno di 4,7 miliardi, tra i Paesi che hanno destinato la quota più rilevante all’obiettivo competitività, che include investimenti in tecnologie e industrie ritenute critiche per ridurre la dipendenza da fornitori extra-Ue. Lo Stato ha inoltre concentrato risorse significative sull’edilizia abitativa: 1,1 miliardi sono stati assegnati ad investimenti in alloggi a prezzi sostenibili.
Altre voci della rimodulazione Italiana comprendono risorse idriche per 629 milioni, energia per 396 milioni e difesa per 248 milioni. A livello complessivo tra gli Stati aderenti, la fetta più ampia delle riprogrammazioni è andata all’obiettivo competitività (15,2 miliardi), seguito da difesa (11,9 miliardi), alloggi (3,3 miliardi), acqua (3,1 miliardi) ed energia (1,2 miliardi).
Il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha commentato che le scelte Italiane coniugano la tradizionale vocazione della politica di coesione, volta a ridurre le disparità territoriali, con le nuove priorità strategiche determinate dal rapido mutamento del contesto internazionale.
Le riprogrammazioni sono state effettuate su base volontaria. All’adesione ha contribuito un pacchetto di misure di semplificazione e incentivi offerto alle amministrazioni: prefinanziamento supplementare, cofinanziamento più elevato per accelerare la mobilitazione dei progetti e periodi di ammissibilità più lunghi, elementi che hanno facilitato le richieste di modifica.
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