Nel 2024 la povertà assoluta ha interessato il 10,9% delle famiglie italiane, mentre un’ampia area di vulnerabilità gravita attorno alla soglia di povertà: l’8,2% delle famiglie si colloca appena sopra la soglia di povertà relativa e circa il 6% appena sotto. Complessivamente, quasi il 20% delle famiglie risulta esposto al rischio di cadute improvvise legate a eventi ordinari della vita, una percentuale sostanzialmente stabile da quindici anni.
Questi dati emergono dal Rapporto “L’Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media”, promosso dall’Alleanza contro la povertà in Italia e redatto da un gruppo di studiosi ed esperti di politiche sociali. Il documento, presentato a Roma, descrive un processo di normalizzazione della povertà: molte persone a basso reddito lavorano e partecipano alla vita sociale, ma lo fanno su basi fragili e instabili, con una progressiva riduzione della riconoscibilità pubblica delle nuove forme di esclusione.
Il rapporto evidenzia uno scollamento tra inserimento lavorativo e inclusione sociale: nel 2024 oltre il 10% degli occupati è a rischio di povertà, pari a circa 2,3-2,4 milioni di persone, con un’incidenza superiore alla media europea. Al fenomeno contribuisce il calo dei salari reali, stimato in -7,5% tra il 2021 e il 2025, il peggior risultato tra le principali economie Ocse.
L’incidenza della povertà risulta particolarmente elevata tra le famiglie il cui riferimento è un lavoratore operaio, dove arriva al 15,6%, e tra i lavoratori indipendenti più deboli. Il profilo di chi chiede aiuto sta cambiando: cresce la quota di lavoratori poveri mentre diminuisce, in proporzione, quella dei soggetti completamente esclusi dal mercato del lavoro.
Tra le situazioni più preoccupanti il rapporto segnala la condizione dei minori: nel 2024 oltre 1,29 milioni di bambini e ragazzi vivono in povertà assoluta, il livello più alto dal 2014. La nascita di un figlio viene indicata come fattore che aumenta il rischio di impoverimento in misura superiore alla media europea. Secondo gli autori, la compressione delle spese alimentari e il peso dei costi della casa e dell’energia non emergono pienamente nelle statistiche ufficiali, ma pesano sulla qualità della vita e sulle prospettive future dei minori.
Sulle risposte pubbliche il Rapporto analizza strumenti come l’Assegno di inclusione e il Supporto formazione lavoro, evidenziando criticità che ne riducono l’efficacia: discrepanze tra impianto formale e condizioni reali delle persone, scarti tra il disegno normativo e l’attuazione nei territori e una forte differenziazione dei servizi locali. Di conseguenza, si rende necessario un ripensamento che metta al centro la qualità dei servizi, la coerenza tra strumenti e obiettivi, la presa in carico personalizzata e una governance multilivello.
Il documento rileva inoltre che politiche e indicatori attuali riconoscono solo una parte del bisogno, lasciando scoperte aree di vulnerabilità diffusa. In questo contesto cresce il ruolo del terzo settore nel sostegno alle persone in difficoltà, fenomeno letto anche come parziale esternalizzazione della gestione delle povertà, soprattutto nei casi più complessi e persistenti.
L’Alleanza contro la povertà in Italia propone di riconoscere la povertà come un fenomeno strutturale, relazionale e multidimensionale, rafforzare i sistemi di misurazione per intercettare forme invisibili e di lunga durata, rivedere l’Assegno di inclusione e il Supporto formazione lavoro migliorando servizi, presa in carico e governance, investire su lavoro dignitoso, salari adeguati e politiche familiari per ridurre la povertà minorile, e promuovere un racconto pubblico più responsabile in grado di restituire complessità ed esperienze.
Queste istanze si collocano nel quadro del patto sociale proposto dalla Cisl, che viene presentato come metodo stabile di confronto tra Governo e parti sociali, non come sommatoria di rivendicazioni. Nel patto devono trovare posto i grandi assi del futuro del Paese: salari e produttività, formazione e innovazione, welfare e pensioni, sanità, scuola e politiche sociali. Secondo la segreteria generale del sindacato, la crescita dei salari non può avvenire solo per decreto, ma richiede una contrattazione collettiva forte, rappresentativa e diffusa, nonché forme di partecipazione che favoriscano qualità del lavoro, capacità di innovare e transizioni gestite in modo condiviso.
Il Rapporto dell’Alleanza mette in luce l’urgenza di politiche integrate e misure più efficaci per contrastare una povertà che appare strutturale e in parte nascosta dai tradizionali indicatori, sollecitando interventi che combinino welfare, lavoro e servizi sul territorio.
Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/alleanza-contro-la-povert%C3%A0-in-italia-emergenza-strutturale-1.3353169

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