Un passo modesto avanti non sarà sufficiente a salvare l’industria automobilistica europea. La necessità di un cambiamento sostanziale è imprescindibile, e di certo non può avvenire tramite un insieme di algoritmi, parametri vari, crediti, percentuali e misteriosi codici sui biocarburanti che richiedono esperti statistici e legali per interpretarli e comprenderne le implicazioni sul futuro del settore e dell’intera produzione dell’Unione Europea. È fondamentale rendere di nuovo vantaggioso produrre e innovare in Europa, ma questa è una questione che non viene affrontata con la dovuta determinazione.
Dopo aver assunto l’incarico di assessore allo Sviluppo economico della Lombardia dal 2021 e divenuto presidente dell’ARA, l’alleanza tra le 36 regioni europee dell’industria automobilistica, Guido Guidesi solleva critiche nette contro la Commissione von der Leyen 2.0 e il prevalere di tecnocrati e burocrati nella politica che soffoca lo sviluppo e l’ innovazione anziché promuoverli. Dopo la retromarcia a Bruxelles sul green deal volto a una maggiore moderazione e flessibilità negli obiettivi, sorge la domanda se questa sia un’effettiva via di mezzo corretta o se sia troppo limitata e tardiva.
Sebbene sia un avanzamento positivo, questo non cambia l’approccio con cui la Commissione affronta le questioni industriali. La mancanza di chiarezza sulle decisioni prese a Bruxelles riguardo all’industria automobilistica rappresenta un grave problema. È sempre sostenuto da burocrati e tecnocrati che plasmano e modificano la politica industriale europea, relegando la politica in secondo piano. Sono le istituzioni politiche, come i Governi, il Parlamento europeo e le regioni, che devono guidare le decisioni e orientamenti, dettando la direzione da seguire.
Le imprese non dovrebbero dipendere da matematici e consulenti per comprendere le nuove normative. Per garantire la sopravvivenza dell’industria automobilistica, è necessario eliminare compensazioni, crediti e coefficienti vari. La sostenibilità della mobilità in termini economici, ambientali e sociali richiede una completa neutralità tecnologica, aspetto che finora è stato trascurato. Le conseguenze di questo disinteresse si rifletteranno nella progressiva presa di controllo del mercato automobilistico europeo da parte dei costruttori cinesi, a discapito degli innovativi produttori e della catena di approvvigionamento europea. È essenziale ribadire che la produzione industriale in Europa sia conveniente per evitare che episodi simili a quello della Volkswagen si ripetano in altri settori, come nel caso del lancio della prima auto a marchio VW interamente prodotta in Cina.
È dunque imperativo non arrendersi e combattere contro le proposte attuali per modificarle, poiché altrimenti le imprese rischiano la chiusura. Anche recarsi a Bruxelles per manifestare a favore dell’industria europea è un’opzione che si rende necessaria. La sostenibilità e il futuro dell’industria europea possono essere preservati solo liberandola da vincoli e dagli effetti negativi delle regolamentazioni dell’UE.
Le nuove norme per l’industria automobilistica presentano aspetti dannosi, ad esempio per le flotte è prevista l’ottenimento di crediti compensativi solo se contengono acciaio verde prodotto nell’UE, il cui costo è notevolmente superiore rispetto a quello cinese, rendendo l’industria europea poco competitiva a livello globale a causa degli elevati costi energetici.
Non è una soluzione abbandonare la produzione di acciaio in Europa; al contrario, è indispensabile creare condizioni affinché l’industria possa competere efficacemente a livello internazionale. Attualmente, queste condizioni favorevoli non sono soddisfatte. Senza un cambiamento, l’industria automobilistica, attualmente in crisi, rischia di diventare un pericoloso precedente. Non mancano potenzialità e capacità di innovazione per raggiungere gli obiettivi europei, a patto che l’industria sia liberata dagli oneri insostenibili delle regole dell’UE.
Il piano di Bruxelles per sostenere il lancio di un’auto di piccole dimensioni elettrica europea si rivelerà efficace? Sulla scena europea è già presente la cinese Byd al prezzo di 13.000 euro da quattro mesi. È ragionevole pensare che un’auto simile prodotta in Europa costerebbe meno? Dovremmo lasciare che siano i produttori europei a decidere come conquistare il mercato, garantendo sempre che i veicoli non siano inquinanti.
Quale delle due rappresenta una minaccia maggiore per la sopravvivenza dell’industria automobilistica: la Cina o l’eccessiva regolamentazione e tecnocrazia dell’UE? Mentre l’ industria cinese beneficia di sovvenzioni pubbliche, è libera di sviluppare innovazioni tecnologiche; al contrario, le regole dell’UE soffocano la competitività dell’industria europea, la quale è limitata nei suoi movimenti da regolamenti e schemi che ostacolano l’operatività. Questa situazione è ormai insostenibile.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/le-nuove-regole-ue-sull-auto-non-salveranno-l-industria-AIal2aS

Appassionato da sempre di tecnologia ed informatica, laureato in Ingegneria Informatica, profondo estimatore delle potenzialità del sud Italia ho deciso di “restare” e di creare una mia piccola realtà sul territorio per creare software in cloud personalizzati per grandi realtà aziendali.
La passione per la scrittura e la divulgazione, insieme all’esperienza che deriva dalla conoscenza del mondo del lavoro, mi ha portato a scrivere articoli per diverse testate spaziando dal settore informatico ad altri ambiti. Se avete un argomento che volete approfondire scrivetemi e lo affronteremo insieme.