La battaglia per il nuovo bilancio 2028-2034 in Europa ha messo in evidenza un controverso centralizzazione della politica di coesione, mettendo in secondo piano la riformulazione dei fondi nell’attuale programmazione 2021-2027. La revisione a medio termine, mirata a adattare progetti ormai obsoleti alle nuove priorità, coinvolge in Italia 23 programmi, di cui cinque gestiti a livello nazionale dai ministeri e 18 a livello regionale. Questa riallocazione ammonta a un totale di 2,6 miliardi di euro, incluso un importo specifico di 361 milioni per le priorità del fondo Fse Plus. Escludendo tali cifre e alcune integrazioni, il monitoraggio presentato dal Dipartimento per le politiche di coesione evidenzia un focus su 2,1 miliardi di euro.
I fondi vengono indirizzati verso cinque priorità dell’Unione europea: abitazioni accessibili (853,8 milioni), reti idriche (527,3 milioni), transizione energetica (257,1 milioni), tecnologie strategiche piattaforma Step (256,5 milioni), infrastrutture per la Difesa (167,3 milioni). Anche la preparazione civile per situazioni di conflitto riceve fondi, come per esempio per ospedali da campo e rifugi pubblici.
Le politiche abitative sono al centro dell’attenzione con finanziamenti provenienti da diversi programmi nazionali e regionali in varie regioni come la Calabria, la Sicilia, la Campania, e altre. Inoltre, vengono destinate risorse significative alle reti idriche e alla transizione energetica, con contributi da diversi programmi e regioni. Le tecnologie strategiche ricevono ulteriori finanziamenti, così come le infrastrutture per la Difesa che mirano a promuovere la mobilità militare nell’Unione europea.

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