Dopo un lungo periodo di incontri, pressioni e indiscrezioni, le Regioni europee si trovano finalmente a fronteggiare i dettagli del quadro finanziario dell’ Unione Europea per il periodo 2028-2034. Questo nuovo quadro, definito il “peggior incubo” dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, prevede importanti cambiamenti nelle politiche di coesione e finanziamento regionale.
Nella recente riforma proposta dalla presidente von der Layen, si prevede la trasformazione della gestione dei Fondi di Coesione. Questa parte cruciale del bilancio europeo, attualmente gestita direttamente da Bruxelles per i bilanci regionali, dovrebbe essere integrata nei piani nazionali e regionali di partenariato. Tale integrazione mira a unificare le strategie Politiche Agricole e di coesione a livello nazionale, come afferma il vicepresidente alla Coesione e Riforme, Raffaele Fitto, definendola “moderna, incisiva e in linea con le sfide territoriali reali”.
Tuttavia, le preoccupazioni non tardano ad emergere. La presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tüttő, esprime chiaramente le sue perplessità definendo il piano proposto come un “Mostro” che minaccia di centralizzare e nazionalizzare le politiche di coesione, togliendo alle Regioni la loro autonomia. Queste preoccupazioni sono condivise anche dalle Regioni italiane, che da tempo chiedevano chiarimenti a Bruxelles senza ottenere risposte concrete.
La proposta ha generato agitazione tra i governatori regionali, come dimostra la lettera inviata da Massimiliano Fedriga a Ursula Von der Leyen dopo l’ultima Conferenza Stato-Regioni. Si teme che, senza un coinvolgimento diretto delle Regioni, l’ Unione Europea rischi di perdere il suo scopo di unità e solidarietà tra gli Stati membri.
Le Regioni italiane, che attualmente beneficiano significativamente dei Fondi di Coesione europei, temono che questa riforma possa compromettere le politiche di sviluppo, digitalizzazione e sostenibilità ambientale. L’idea di trasferire il ruolo strategico dalle Regioni agli Stati nazionali mette in discussione decenni di lavoro sul territorio.
Le proteste, guidate dalle Regioni di Baviera ed Aquitania, si diffondono in tutto il territorio europeo, esprimendo un malcontento diffuso. Anche se molte Regioni italiane rimangono in silenzio, si respira un’aria di apprensione e incertezza riguardo al futuro dei finanziamenti regionali dopo il 2028.
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