La breve parentesi di aprile, con dati peraltro ora rivisti al ribasso, già si chiude bruscamente e la produzione industriale torna a cedere terreno. Frenata visibile a maggio sia rispetto al mese precedente (-0,7%) che nel confronto annuo, arretramento corale che tra i macro settori è evitato solo dall’energia. In discesa sono quasi tutti i comparti, alimentare incluso, con discese che arrivano nell’ordine del 5-6% per farmaceutica e mezzi di trasporto, ancora una volta l’area più penalizzata. Come accade da mesi, è sempre l’auto la zavorra principale del sistema, questa volta con una discesa produttiva del 18,1%, che già peraltro si innesta su un periodo di debolezza precedente. A salvarsi della discesa sono soltanto metallurgia ed elettronica, mentre altrove si registrano solo segni meno. Negativo è anche il bilancio dall’inizio dell’anno, con una discesa dell’1,2%. Istat intanto rivede al ribasso la già limitata crescita registrata ad aprile, riducendola ad appena lo 0,1% su base annua. Sufficiente appena per interrompere la sequenza di 26 segni meno mensili consecutivi, dato buono per le statistiche e nulla più. A confortare le imprese, limitando i danni c’è comunque al momento la tenuta dell’ export, in recupero del 2,5% tra gennaio e aprile, anche se maggio, per i mercati extra-Ue ha visto un’inversione di rotta.
In prospettiva c’è però l’incubo dei dazi, con Confindustria a stimare un impatto globale nell’ordine dei 20 miliardi di euro per la manifattura, tenendo conto sia delle tariffe (l’ipotesi è al 10%) che della svalutazione del dollaro, superiore al 10% dall’inizio dell’anno. In percentuale, a pagare il prezzo maggiore sarebbero auto e bevande, con cali di export nell’ordine del 6-7% delle vendite estere settoriali, mentre in valore assoluto la frenata maggiore potrebbe essere a danno dell’area ampia che include macchinari e attrezzature, dove il calo potrebbe sfiorare i 3,5 miliardi di euro. Di fronte al caos globale l’Italia continua anche a guardare con apprensione a ciò che accade altrove in Europa, in particolare al suo primo mercato di sbocco, la Germania, dove gli ultimi segnali paiono incoraggianti. La produzione di Berlino a maggio è infatti oltre le attese, con una crescita dell’1,2% mensile, di un punto nel confronto annuo. E anche se gli ordini mensili sono ancora in lieve flessione, nel confronto con lo stesso mese del 2024 il progresso è significativo, oltre cinque punti in più. Determinante è la stabilizzazione del mercato dell’auto, la cui produzione a giugno è in recupero, per il secondo mese consecutivo, in progresso del 3% rispetto allo stesso mese 2024. Positivo è anche il bilancio dei primi sei mesi: se è vero che con 2,17 milioni di auto prodotte la Germania si trova comunque ancora 13 punti al di sotto dei livelli pre-Covid, si tratta comunque di una crescita del 4% rispetto allo scorso anno.
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