C’è una domanda che permea in controluce l’intero scenario delineato dal Digital News Report Italia 2025, il report annuale redatto dal Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino analizzando i risultati dei più di 2mila questionari compilati dai cittadini italiani all’interno del Digital News Report del Reuters Institute dell’Università di Oxford: in che modo gli italiani si informano effettivamente? La risposta si rivela meno ovvia di quanto possa sembrare. Se è vero che solo il 39% degli italiani si dichiara “molto” o “estremamente interessato” all’attualità – un dato che registra comunque un calo evidente rispetto al 74% del 2016 – è altrettanto vero che quasi sei italiani su dieci consultano le notizie più volte al giorno. Questo comportamento sfida in parte la narrazione di una cittadinanza disinteressata. Si evidenzia, piuttosto, un bisogno di orientamento, spesso espresso in modo rapido, mobile e quotidiano. Sembrerebbe quasi indicare: non desideriamo le notizie, ma non possiamo farne a meno. Questa contraddizione ben spiega la complessa e intermittente relazione tra i cittadini e il giornalismo. Da un lato, la familiarità, dall’altro, il sospetto. Infatti, se è vero che siamo circondati dall’informazione – tra smartphone, social media, podcast e telegiornali – è altrettanto vero che la fiducia nei media rimane bassa: solo il 36% afferma di credere nelle notizie che legge, ascolta o guarda. Il Digital News Report Italia 2025 non dipinge un quadro di un Paese che ha voltato le spalle all’informazione. Al contrario, evidenzia che gli italiani continuano a cercare notizie, dimostrando un crescente interesse per la qualità, la vicinanza e l’utilità delle stesse. Cercano contesto, affidabilità e un linguaggio in grado di interpretare la complessità senza rinunciare alla chiarezza. Nonostante l’avanzata del digitale, è la tradizionale televisione a rimanere la regina dell’informazione in Italia: per il 51% rappresenta la fonte primaria di notizie. Un dato sorprendente se confrontato con altre nazioni simili alla nostra – come Francia e Spagna – dove invece le fonti online hanno già superato da tempo il piccolo schermo. Al contrario, il web rallenta. I siti dei giornali e delle emittenti televisive tradizionali faticano, mentre crescono con prudenza le testate digitali e i giornalisti indipendenti. I social network? In fase discendente, specialmente Facebook, sempre meno utilizzato dai giovani sotto i 35 anni come fonte d’informazione. In ascesa, invece, troviamo Instagram e TikTok, dove l’informazione diviene breve, visuale e talvolta borderline. Un altro aspetto rilevante è che gli italiani consultano le notizie con regolarità, ma con modalità sempre più indirette. Cresce l’accesso attraverso motori di ricerca, social network e aggregatori, mentre diminuisce l’accesso diretto ai siti e alle app delle testate. Questo riflesso di una fruizione informativa più “distribuita” e meno lineare, ma comunque significativa. Anche in questo caso, la scelta della fonte – quando identificabile – rimane fondamentale. Le tre realtà che dominano la classifica della fiducia nei brand editoriali sono Ansa, l’agenzia di stampa nazionale in testa, seguite da SkyTg24 e Il Sole 24 Ore, il quotidiano economico-finanziario che si distingue per analisi autorevoli e uno stile di scrittura tecnico ma accessibile. Queste tre realtà sono considerate in grado di soddisfare il bisogno di informazione professionale e affidabile, specialmente in un periodo storico in cui il rumore cresce e le fonti si moltiplicano. Un dato interessante sottolinea proprio questa tendenza: gli influencer, insieme ai politici, sono visti come la principale fonte di disinformazione dal 42% degli italiani. Questa percentuale supera di gran lunga quella relativa ai giornalisti, indicati dal 28% come possibili diffusori di fake news. Un segnale significativo: non vi è una diffidenza generalizzata, ma selettiva. Gli utenti discriminano, valutano e scelgono chi seguire. Il report lancia comunque un chiaro segnale di allarme: l’Italia non è preparata all’infodemia. Solo il 17% degli italiani ha mai partecipato a iniziative di alfabetizzazione mediatica. Una percentuale troppo esigua per un Paese in cui il 54% è preoccupato per la disinformazione online e dove, paradossalmente, il 28% considera persino i giornalisti potenziali diffusori di fake news, più della “gente comune”. Tuttavia, il nemico principale non è il giornalista, bensì l’ influencer: ritenuto la principale fonte di disinformazione dal 42% dei partecipanti all’indagine, seguito dai politici italiani. Questo conferma che il problema non è il mezzo, ma chi lo utilizza. In questo scenario, cresce l’interesse per le notizie locali, che raccontano il territorio, le vicende quotidiane e i problemi tangibili. L’81% degli italiani si mostra interessato alle notizie a livello locale, premiando così il lavoro dei giornali locali e delle redazioni radicate sul territorio, che mantengono un legame forte con le comunità di riferimento.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/informazione-tv-batte-social-e-influencer-fanno-conti-il-nodo-credibilita-AHVta6HB

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