La prospettiva di convogliare una parte dei fondi Ue sul piano europeo per il riarmo scuoterebbe dalle fondamenta i principi su cui da decenni si regge la politica di coesione. L’Italia però, guardando l’ultimo bilancio di spesa redatto dagli uffici della Ragioneria dello Stato, più che discettare sul cambio epocale delineato dalla presidente von der Leyen dovrebbe darsi rapidamente una mossa. Alla fine del 2024, i pagamenti relativi al ciclo di programmazione 2021-2027 sono fermi al 4,59% delle risorse programmate, tra fondo di sviluppo regionale (Fesr), Fondo sociale plus (Fse+), Just transition fund e Feampa, e colpisce che dal monitoraggio di metà anno – quando il dato era pari all’1,71% – il progresso sia stato minimo. Va un po’ meglio se invece si valutano le risorse impegnate, passate dal 10,7% di giugno al 16,8% di dicembre. Ricapitolando, le risorse dovrebbero essere totalmente impegnate entro il 2027 e spese entro il 2029. In termini assoluti, al 31 dicembre dello scorso anno i pagamenti sono però fermi a 3,4 miliardi di euro su un valore dei programmi pari a 74,9 miliardi (di cui 42,7 miliardi di contributo Ue) e gli impegni si attestano a 12,6 miliardi. I ritardi maggiori sono stati accumulati dai Programmi nazionali, gestiti cioè direttamente dai ministeri, e dalle Regioni del Centro-Sud, delineando un quadro preoccupante in considerazione del fatto che siamo entrati nel 2025, l’anno della verifica intermedia che materializza il primo rischio di disimpegno dei fondi. In un anno, in altre parole, l’Italia dovrà chiudere pagamenti pari quasi al doppio di quanto fatto nei primi quattro anni di programmazione. La sovrapposizione con il Pnrr, che ha un target di chiusura più ravvicinato (il 2026) e ha calamitato la maggior parte dello sforzo di progettazione e messa a gara delle amministrazioni, è uno degli elementi che ha inciso su queste performance. Il 23 gennaio, in audizione davanti alle commissioni politiche europee di Camera e Senato, il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, si diceva convinto che «in questa fase, essendoci una scansione diversa rispetto alle scadenze del Pnrr, è probabile che si faccia anche una scelta, da parte dei soggetti attuatori che dovessero avere una contemporaneità di interventi, di dare una priorità al Pnrr rispetto alla coesione». Non solo. È anche verosimile che tutta l’architettura di spesa dei fondi Ue risulti in qualche modo frenata dall’attesa dell’imminente riprogrammazione del Pnrr che, come avvenuto nella prima revisione operata con l’ex ministro Fitto, potrebbe anche portare allo stralcio dei progetti più in ritardo per coprirli, successivamente, proprio con risorse della coesione. Anche questa asimmetria che ha sbilanciato i pagamenti a favore del Pnrr spiega l’andamento dei programmi nazionali finanziati con i fondi Ue 2021-2027. Nel pacchetto totale composto da 48 programmi, 11 sono a titolarità di amministrazioni centrali con pagamenti totali al 2,5% ma in sette casi i risultati sono ancora inferiori all’1%: Scuola e competenze; Salute; Inclusione e lotta alla povertà; Giovani, donne e lavoro; Sicurezza e legalità; Cultura; Just transition fund (che contiene gli interventi per le aree di Taranto e del Sulcis Iglesiente). Tra le Regioni, invece, le performance peggiori le mettono a segno quelle meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) con un complessivo 2,85 per cento. Fanno poco meglio – 4,3% – le Regioni in transizione (Abruzzo, Marche, Umbria) mentre si staccano, con un complessivo 10%, tutte quelle del Centro-Nord classificate come più sviluppate. Volgiamo ora lo sguardo al Fondo sviluppo e coesione (Fsc), il veicolo nazionale che dovrebbe ridurre i divari territoriali con una chiave di riparto 80% Mezzogiorno-20% Centro-Nord. Anche se in questo caso non c’è l’ansia della verifica intermedia né quella della scadenza finale del 2029, l’andamento non convince. Per il periodo 2021-2027 l’Fsc dispone di 73,5 miliardi di euro ma di questa dote le risorse già assegnate dal Cipess alle amministrazioni competenti per la spesa sono al momento pari a poco meno di 26,2 miliardi, di cui 10,7 miliardi a titolo di anticipazioni, 15 miliardi relativi agli Accordi per la coesione firmati da governo e Regioni e 360 milioni per contratti istituzionali. Gli impegni ammontano quasi al 18% dei 26,2 miliardi assegnati, i pagamenti si fermano invece ancora al 2,8 per cento.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/fondi-ue-spesa-inchiodata-46percento-AGOsPCJD

Appassionato da sempre di tecnologia ed informatica, laureato in Ingegneria Informatica, profondo estimatore delle potenzialità del sud Italia ho deciso di “restare” e di creare una mia piccola realtà sul territorio per creare software in cloud personalizzati per grandi realtà aziendali.
La passione per la scrittura e la divulgazione, insieme all’esperienza che deriva dalla conoscenza del mondo del lavoro, mi ha portato a scrivere articoli per diverse testate spaziando dal settore informatico ad altri ambiti. Se avete un argomento che volete approfondire scrivetemi e lo affronteremo insieme.