L’arretramento nel settore delle macchine utensili in Italia si è rivelato significativo, segnando un passo indietro di oltre due miliardi di euro nel mercato interno, portando la domanda indietro nel tempo fino al lontano 2016. Il 2024 si prospetta come un anno difficile per il settore, con un crollo del consumo di robot che supera il terzo (-34,8%), impattando sia sulle aziende italiane che sugli importatori e riducendo la produzione complessiva dell’11%. Tuttavia, nonostante questa caduta ampia (superiore a quanto registrato nel 2020), è stata parzialmente compensata dalla crescita delle esportazioni (+6,3%) che ha raggiunto un nuovo record di 4,5 miliardi di euro. Le stime dell’ufficio studi di Ucimu hanno dovuto essere riviste al ribasso alla luce dell’evoluzione recente del mercato e della debolezza degli investimenti nazionali in macchinari, che sono diminuiti complessivamente del 6,2% nel terzo trimestre, frenati dalla lenta attuazione delle misure di Transizione 5.0.
Le complessità e i ritardi nell’attuazione delle misure di Transizione 5.0 hanno limitato l’utilizzo di questo strumento, con soli poco più del 3% dei crediti di imposta prenotati su un totale di 6,24 miliardi disponibili. Per risolvere tale problematica, il Mimit ha annunciato un robusto aggiustamento normativo, sebbene i tempi rimangano una sfida pressante. Le imprese credono nel potenziale di questo strumento, ma chiedono correzioni tempestive per evitare che le opportunità rimangano solo sulla carta.
Le prospettive per il prossimo anno indicano un lieve progresso per la domanda nazionale e per le esportazioni, con un aumento previsto della produzione del 2,9%, che però non compenserà interamente il declino del 2024. Si evidenziano nodi critici, come le difficoltà nel mercato automobilistico che rappresenta il principale sbocco per i robot.
Il presidente di Ucimu-Sistemi per Produrre, Riccardo Rosa, sottolinea l’importanza di un nuovo programma di politica industriale che possa accompagnare e sostenere lo sviluppo imprenditoriale oltre il 2026, ponendo l’accento sull’urgente necessità di difendere l’industria come fondamento dell’economia nazionale ed europea.
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