“No, altri imprenditori che abbiano seguito questo percorso in effetti non ne conosco.” Primo Barzoni è una mosca bianca o quasi. Tra i pochi in Italia ad essersi incamminato nell’iter di Transizione 5.0, percorrendolo fino a questo momento con successo. Una rarità, in effetti. Il portale Gse, dove vengono depositate le richieste, offre una schermata eloquente: dei 6237 milioni messi inizialmente a disposizione, 6101 sono ancora inutilizzati. Dei (pochi) crediti di imposta prenotati, 136 milioni in tutto, uno è di pertinenza proprio di Barzoni. Imprenditore del settore dei pallet e titolare di Palm, finora imitato da poco più di 400 aziende in tutta Italia, appena lo 0,01% di quelle attive, in grado di prenotare solo il 2% degli oltre sei miliardi messi a disposizione per investimenti congiunti in innovazione e sostenibilità. Un piano, dunque finora fortemente sottoutilizzato e criticato dalle imprese per la complessità delle procedure.
In attesa delle novità annunciate dal Mimit (tempi più lunghi fino ad aprile 2026, automatismi per i beni ammortizzati da almeno 24 mesi, cumulo con altri incentivi Ue), che nelle intenzioni dovrebbe allargare la platea degli investitori, qualcuno è comunque già riuscito ad ottenere il via libera all’investimento. Palm, 48 addetti e 14 milioni di ricavi, è un produttore mantovano di pallet, supporti in legno essenziali nella catena della logistica, presenti nelle filiere di tutte le attività produttive. Prodotti realizzati in 1,5 milioni di esemplari all’anno che entro poche settimane verranno assemblati con una nuova tecnologia incentivata con Transizione 5.0: una chiodatrice da 2,6 milioni di euro realizzata da un fornitore del territorio, linea in grado di abbattere i consumi energetici e rilanciare la produttività anche attraverso la connessione e la disponibilità di nuovi dati di performance.
“Il nostro obiettivo è quello di spingere la digitalizzazione e in parallelo raggiungere la neutralità climatica“, spiega l’imprenditore, “e per questo continuiamo ad investire da anni. Transizione 5.0 ci consente ora di risparmiare oltre un milione, forse anche di più con le nuove aliquote annunciate, tenendo conto che dai calcoli effettuati il risparmio energetico per noi si posiziona sui livelli massimi. Si tratta di un aiuto importante, che sostiene la marginalità e rende possibili altri investimenti futuri”.
Percorso green, quello di Palm, società benefit, che punta a presentare l’azienda come partner sostenibile ai clienti della filiera (tra cui gruppi della cosmesi e della farmaceutica), contribuendo all’abbattimento delle emissioni nella dimensione Scope 3, quella che appunto coinvolge i fornitori dei componenti. “A nostra volta noi stessi agiamo in questo senso”, spiega Barzoni, “spingendo i nostri fornitori in questa direzione, lavorando con materiale di prossimità e recuperando anche legno di seconda lavorazione, in un’ottica di economia circolare“.
La nuova chiodatrice, che lavora non più le travi ma i blocchetti di agglomerato, si affianca ad un sistema di stampa a getto d’inchiostro che sostituisce la tradizionale marcatura dei pallet con timbri a caldo, altra novità che va a ridurre i consumi di energia. “Al di là degli investimenti in impianti”, spiega l’imprenditore, “il percorso green prevede anche nuove competenze, dunque tanta formazione, che ha un costo. Ecco perché questo credito d’imposta è un aiuto importante, che a mio avviso in prospettiva dovrebbe essere stabilizzato”.
Pratica, quella di Palm, seguita dal gruppo Gfa di Desenzano del Garda, che dopo aver già depositato una decina di progetti 5.0 presso il Gse con la propria unità di finanza agevolata sta ora seguendo un’altra ventina di dossier. “Si tratta di procedure complesse”, spiega uno degli amministratori Gianni Gorno, “ma ad ogni modo è un percorso che si può realizzare: noi abbiamo depositato con successo domande prenotando circa cinque milioni di credito di imposta. Il nodo è nelle misurazioni delle prestazioni energetiche: da un lato non sempre i fornitori sono preparati i a fornire tutti i dati necessari, dall’altro occorre lavorare in modo puntuale in azienda per rilevare la situazione ex-ante dei consumi. Installando dei misuratori e portandosi poi i dati in cloud per l’analisi. In alcuni casi ci sono lavorazioni ripetitive, in altri invece no. E allora bisogna avviare un monitoraggio più ampio. Se, come ipotizzato, il ministero inserisse una sorta di automatismo per i beni già ammortizzati, sarebbe in effetti una novità importante in termini di semplificazione”.
Se dal lato degli impianti lo schema ha funzionato, non è stato però possibile sfruttare la misura anche per l’intervento potenzialmente “trainabile”, cioè l’impianto fotovoltaico. Così come segnalato da molte altre imprese, anche Palm si è dovuta scontrare con l’oggettiva difficoltà di ottenere pannelli made in Europe secondo le specifiche richieste, gli unici ammessi dalla normativa. In prospettiva è previsto che le aliquote di incentivazione vengano aumentate ma al momento chi prova a percorrere questa strada si ferma davanti al gap di costo rispetto alle produzioni asiatiche. “L’incentivo non è stato accessibile in questo caso. Abbiamo investito 600mila euro”, spiega Barzoni, “ma senza pannelli made in Europe, che da quello che abbiamo visto, anche in presenza del bonus, non erano competitivi nei costi”.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/palm-pallet-green-che-conquista-fondi-50-AGPEjPOB

Ebilav.it - CF: 97795640016 - © 2015-2019 Koweb | Tutti i diritti riservati