Nella giungla delle leggi che regolano il commercio estero, con oltre 400 articoli accumulati in 120 anni dal primo regolamento del 1896, emerge la necessità di una riforma doganale tangibile, mancante ormai da decenni, specialmente dagli anni ’70. Nel corso di queste cinque decadi, il mondo si è ampliato sotto l’aspetto commerciale ed economico, con le esportazioni che hanno assunto un ruolo sempre più significativo nel Pil italiano, rappresentando attualmente circa il 40% con 626,2 miliardi di euro generati dalle vendite estere dei prodotti italiani nel 2023. Questa consapevolezza ha spinto i governi a elaborare una riforma doganale cruciale, ufficialmente approvata dal consiglio dei ministri ad inizio agosto e prossima alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, entrando in vigore a breve. Nonostante alcune criticità sollevate da alcune associazioni di settore, si prospetta un significativo passo avanti per favorire le attività delle imprese italiane che operano a livello internazionale.
La riforma si traduce in una marcata semplificazione normativa, riducendo gli oltre 400 articoli di legge a 122, ciò porterà ad una notevole riduzione del carico amministrativo per le imprese. Inoltre, un altro punto chiave è l’armonizzazione con le normative europee, garantendo un’efficienza maggiore nel coordinamento tra i due sistemi, eliminando le attuali complessità e riferimenti incrociati tra i due ordinamenti. Sul fronte dei controlli doganali, l’obiettivo è quello di accelerare i tempi: il sistema attuale richiede numerosi giorni, se non settimane, per ottenere i necessari nulla osta per lo sdoganamento delle merci, coinvolgendo ben 18 istituzioni. La riforma prevede invece l’istituzione di uno sportello unico, centralizzando le procedure e semplificando le autorizzazioni necessarie per l’esportazione.
Nonostante l’apprezzamento generale delle imprese, sorgono alcune criticità su determinati aspetti, come evidenziate anche dall’avvocato Sara Armella. Tra i punti di discussione, si segnala la stretta sul contrabbando: l’allineamento con le normative europee riduce la soglia minima per l’accusa di contrabbando a 10.000 euro, un importo considerato troppo basso da molti. Un’altra questione dibattuta riguarda l’importazione, con una maggiore responsabilità affidata agli intermediari anche per l’IVA di importazione.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/commercio-internazionale-riforma-doganale-semplifica-l-export-AFSZcCaD

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