Missione Nasa Apollo 11: la sera del 20 luglio 1969 – 55 anni fa – l’Italia intera era davanti al video per la mondovisione del primo sbarco sulla Luna di un essere umano. Era un’Italia molto diversa, la televisione era in bianco e nero con solo due canali televisivi e non era certo in ogni casa come oggi, ma si poteva vedere collettivamente in bar e trattorie e negli alberghi nelle apposite sale TV. Fu la mondovisione più lunga mai effettuata, 28 ore di fila, e rimase nella storia dei media: il modulo lunare Eagle toccò la superficie del nostro satellite naturale alle 22:17, ora italiana, e alle 4:56 del 21 luglio Neil Armstrong scese, primo uomo, a mettere piede sulla Luna. L’impressione fu enorme, difficile da riportare oggi in un mondo così tanto cambiato. Molti, anche importanti intellettuali e poeti come Salvatore Quasimodo o Eugenio Montale, restarono perplessi, come si fosse perpetrata una profanazione nel cielo. La sfida impossibile lanciata dal Presidente Usa Jhon F. Kennedy nel 1962, andare sulla Luna per la fine del decennio, era vinta e gli Usa si prendevano in quel momento il primo posto nella classifica delle imprese spaziali. Fino ad allora il primato era stato saldamente in mano all’Unione Sovietica che, 12 anni prima, con il lancio e messa in orbita del primo satellite artificiale, lo Sputnik ossia il “compagno di viaggio”, aveva lasciato il mondo intero a bocca aperta, e gli occidentali con una buona dose di timore per le capacità sovietiche di arrivare con i loro razzi dappertutto sulla Terra. Cambiava totalmente la geopolitica e lo spazio diventava un elemento fondamentale nei rapporti fra gli Stati, soprattutto in un mondo dominato dal confronto fra due blocchi separati dalla cosiddetta cortina di ferro. Il progresso tecnologico, la supremazia si misurava anche dalle capacità in campo spaziale. Oggi non siamo da meno. La Russia, erede dell’Unione Sovietica, è praticamente svanita come potenza spaziale, anche se resta in prima posizione come missili a testata atomica, ma gli Usa si devono confrontare con la Cina, che ha sviluppato una sua stazione spaziale ed è arrivata perfettamente sulla faccia nascosta della Luna. Lo scenario complessivo è dominato da una quantità pericolosamente crescente di satelliti in bassa orbita, fra i 300 e i 1.000 chilometri. Ne abbiamo più di 5mila sopra le nostre teste, con una esplosione numerica dovuta al crollo dei costi del lancio, grazie soprattutto alla riusabilità dei vettori introdotta da SpaceX di Elon Musk, che dalla crescita della miniaturizzazione. Oggi pensare di mandare in orbita un piccolo satellite è alla portata praticamente di ogni istituzione, anche singola università, e sono infatti almeno 80 i Paesi che hanno un satellite in esercizio, un dato poco noto. In programma poi ci sono varie costellazioni per sorvegliare il territorio o anche per trasmissioni, Italia ed Europa sono in prima fila con i prossimi progetti per il telerilevamento e trasmissioni. Il vero campo di sfida, si spera non di scontro, è però la nuova corsa alla Luna, lanciata apertamente degli Usa con il programma Artemis che porterà la prima donna astronauta sulla Luna, e il primo astronauta di colore, entro il 2026, anche se la schedula è ancora soggetta a revisione. Artemis, dea della Luna, era la sorella del dio Apollo nella mitologia dell’antica Grecia, un nome scelto per fare ammenda dell’eccesso di presenza maschile nei programmi della prima corsa alla Luna. Nasa ha anche adottato una politica diversa dalle missioni precedenti, firmando accordi con l’Agenzia Spaziale Europea, Esa, ma anche direttamente con i singoli stati, creando qualche problema di rappresentatività. In ogni modo sono una quarantina oramai i partecipanti alla nuova corsa alla Luna guidata dagli Usa. Artemis è un programma molto ambizioso e non si ferma al ritorno sulla Luna, anzi. Si prevede infatti di arrivare sulla Luna, costruire abitazioni, prima abbastanza semplici e poi più strutturate, mettere in funzioni laboratori, scavare miniere per estrarre materiali preziosi, soprattutto litio e altri indispensabili più dell’oro nel nostro mondo ipertecnologico. Bisognerà costruire strade per muoversi e piazzole per far allunare i mezzi che si pensano in continuo andirivieni dalla Terra o dalla stazione spaziale cislunare tutta da costruire, assicurare telecomunicazioni e sistemi di misura e sincronia del tempo sulla Luna. Insomma, non sarà un ritorno, tutt’altro, sarà invece l’espandersi sul nostro satellite, coinvolgendo questa volta fin da subito i privati, per dare il via a una economia lunare nuova e, diciamolo, tutta da inventare. La parte di Luna prescelta è il Polo Sud, quasi obbligata dato che lì, nella profondità dei tanti crateri, ci sono masse di ghiaccio di acqua importante, e questo è la base per una permanenza a lungo termine. Non facile, ma possibile. Il vero problema è che nella stessa zona vuole arrivare e fare le stesse azioni anche la Cina, e sta dimostrando di averne le capacità.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/usa-e-cina-nuova-corsa-spazio-che-parte-luna-AFW3sZwC

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