Nessun pagamento e impegni ancora limitati anche in Puglia, sebbene sia in prima posizione tra le regioni meridionali, alla data del 29 febbraio scorso, per il programma operativo dei fondi europei 2021-2027. Secondo i dati riportati nel bollettino statistico del dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato del Mef, in Puglia sono stati impegnati 401,84 milioni dei 4,426 miliardi del Fesr e 202,52 milioni a valere sui 1.150 del Fse Plus. Nel primo caso gli impegni – sempre al 29 febbraio 2024 come documenta il monitoraggio delle Politiche di Coesione – sono stati pari al 9,08% dell’assegnato e nel secondo al 17,60%. Nessun pagamento invece è stato effettuato, o almeno non è stato ancora riportato dal bollettino del dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato. Nel confronto con le altre regioni, la Puglia è prima per impegni seguita dalla Campania (93,76 milioni per Fse+ e 0 per il Fesr) e dalla Sicilia (66,17 per il Fse+ e 0per il Fesr) che, insieme alla Sardegna, sono invece avanti per i pagamenti effettuati. Per la Puglia dunque, come per altre regioni – complice il ritardo nella adozione dei decreti sulle spese ammissibili – la strada è in salita, vista anche la mole di risorse assegnate (5,777 miliardi) che la pongono in seconda posizione, in termini assoluti, dopo la Sicilia. In questo ciclo la regione ha cinque obiettivi di policy: si va dalla competitività e innovazione all’ economia verde e mobilità urbana e sostenibile; dai trasporti all’occupazione, istruzione, formazione, occupazione giovanile, welfare e salute, per finire allo sviluppo territoriale e urbano. Il programma è stato approvato dalla Commissione Ue e la voce più significativa tra i settori di impiego in termini di finanziamenti riguarda la competitività e l’ innovazione, che assorbirà 1,2 miliardi, ovvero quasi il 40% di quelli erogati nell’ambito del programma Fesr. In dettaglio, 548 milioni andranno alle Pmi, per sostenerne la crescita e la competitività e per generare posti di lavoro, 385 milioni all’attività di ricerca ed innovazione del settore produttivo pugliese, 143 milioni alla transizione digitale, infine 82 milioni alla formazione dei lavoratori per affrontare al meglio la digitalizzazione e la transizione ecologica. L’ economia verde avrà a disposizione 858 milioni, il settore welfare e salute potrà contare su 804 milioni, il comparto istruzione e lavoro su 464 milioni. Di questo programma alcuni avvisi sono stati pubblicati (tra gli ultimi, Mini Pia Turismo, Pia Turismo, Impresa possibile, rinnovo mezzi trasporto, centri comunali di raccolta rifiuti, Nidi-Nuove iniziative di impresa, contratti di impresa) ed altri lo saranno. Ai 5,7 miliardi di risorse Fesr e Fse Plus occorre aggiungere i 2 miliardi dei Poc (Programma complementare). Rimangono invece ancora sospese le risorse del Fondo sviluppo e coesione (Fsc). La Puglia, insieme a Campania, Sardegna e Sicilia, è infatti ancora senza accordo con il ministero del Sud che da settembre a oggi ne ha firmati 18. Quelli non firmati hanno la dote maggiore del Fsc (oltre 40 miliardi),tutte risorse necessarie per assicurare il cofinanziamento obbligatorio dei fondi Ue e finalizzati a ridurre il divario con il nord. Dal ministero del Sud nessuna previsione sulla conclusione della partita pugliese – in ballo 4,6 miliardi – ma è certo che si sta accelerando il confronto con i tecnici del dicastero guidato da Raffaele Fitto per definire la lista finale degli interventi. In totale si tratta di oltre 450 progetti inviati, a marzo scorso, dalla cabina di regia regionale guidata dal capo di gabinetto, Peppino Catalano. Il piano Fsc della Puglia si basa su tre assi: crescita, talenti e fasce deboli con il cuore destinato agli incentivi alle imprese per 1,5 miliardi. La combinazione poi tra fondi europei e Pnrr permette alla regione di disporre, nei prossimi anni, di 15 miliardi tra risorse Ue, da spendere entro il 31 dicembre 2029 per la regola N+2, e quelle Pnrr entro il 2026. Quanto al precedente ciclo di programmazione 2014-2020, con 20,9 miliardi ricevuti nell’ambito dei fondi europei di coesione (costituite da Fsc più Fesr e Fse) la Puglia è stata la terza beneficiaria in numeri assoluti, dopo Campania (26,1) e Sicilia (24,2). Sul totale dei 113 miliardi destinati al nostro paese, la regione Puglia ne ha assorbito il 18,5%, ed è stata quella che, più di tutte, ha usato le risorse di Fesr e Fse : la spesa certificata, secondo il bollettino statistico aggiornato al 29 febbraio 2024, è stata pari al 103,56% alla data del 31 dicembre 2023. E circa un terzo dei 20,9 miliardi ricevuti, cioè 7,9 miliardi sono andati – come si legge sul portale Opencoesione – a sostegno della competitività delle imprese ponendosi sopra la media nazionale nei tre indicatori con cui viene misurata la competitività delle imprese: capacità di esportare, per cui la Puglia nel 2021 ha raggiunto un punteggio di 35,43 contro una media italiana di 31,99.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/la-puglia-testa-l-avvio-lento-nuovo-ciclo-ue-2021-2027-AG8zouH

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