I lavoratori della grande distribuzione, dopo lo sciopero del Sabato di Pasqua, stanno preparando una nuova protesta in occasione del 25 aprile, festività che segna anche il ponte primaverile più ravvicinato. Le opinioni sull’esito della recente protesta variano notevolmente tra sindacati e imprese. Federdistribuzione ha annunciato una partecipazione ridotta alla protesta (pari solo all’8-9% dei lavoratori interessati), confermando al contempo la disponibilità a negoziare il rinnovo del contratto di categoria. Nonostante gli eventuali disagi nei punti vendita siano stati descritti come “limitati e senza impatti negativi sugli acquisti”, Federdistribuzione ha dichiarato di essere sempre aperta al dialogo, come dimostrato durante i vari incontri delle fasi precedenti e nell’ultimo del 26 e 27 marzo, in cui si è accordata per riconoscere gli aumenti salariali richiesti dai sindacati, con l’obiettivo di tutelare i lavoratori e garantire la sostenibilità delle imprese.
Nel settore terziario, dopo un accordo giudicato soddisfacente dai rappresentanti dei lavoratori con Confcommercio e Confesercenti, si è invece verificata una rottura delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale della distribuzione moderna. Nonostante le divergenze con l’altra parte, i sindacati hanno espresso soddisfazione: “Abbiamo invitato i lavoratori a non essere disponibili nei giorni di Pasqua e Pasquetta”, hanno fatto presente Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, “e la lotta continuerà fino a quando non ci sarà un nuovo tavolo di trattative. Se necessario, chiameremo nuovamente allo sciopero il 25 aprile”.
“Moltissimi supermercati hanno dovuto chiudere: l’ adesione è significativa, con picchi del 90% e del 100%”, ha dichiarato Nella Milazzo della Filcams, “è un segnale importante che Federdistribuzione dovrebbe recepire. Vogliono eliminare diritti in cambio di un riconoscimento economico di 240 euro lordi al mese, il che non è accettabile.” “Hanno riconosciuto 70 euro, equivalenti alla prima tranche del precedente rinnovo contrattuale“, ha spiegato Giuseppe Atzori della Fisascat Cisl, “ma si tratta di un’iniziativa unilaterale, senza alcun accordo sottoscritto.” Secondo Cristiano Ardau (Uiltucs), “è vergognoso che i lavoratori di un supermercato possano subire condizioni inferiori a quelli che svolgono lo stesso lavoro in un supermercato affiliato ad altre associazioni. È anche una questione di etica. È inaccettabile.”

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