Dal Salario Minimo all’assegno di inclusione: il Governo Meloni ha introdotto importanti cambiamenti nell’approccio alle misure di sostegno al reddito. Quali sono i motivi di dissenso e di consenso rispetto a questa nuova impostazione? 

Scotto. La destra ha rivoluzionato gli scenari: ha rimosso il Reddito di Cittadinanza e stigmatizzato la povertà, da un lato, mentre dall’altro ha inizialmente ignorato l’importanza dell’implementazione del Salario Minimo. Successivamente, constatato il consenso suscitato, ha temporizzato tramite il Cnel fino a sabotare la nostra proposta introducendo una delega in bianco al Governo. Le lavoratrici e i lavoratori ne sono stati penalizzati due volte, considerando anche l’aumento dell’inflazione e dei costi di vita. La destra proclama che tutto è accessibile, mentre la realtà mostra come molte cose stiano diventando irraggiungibili. Hanno distribuito la tessera “de dicata a te”: una mancia condizionata. La serie di condoni vergognosi che hanno promosso rappresenta un’altra beffa per coloro che pagano tutte le tasse fino all’ultimo centesimo: pensionati e lavoratori dipendenti. Anche la Cassazione ha dovuto intervenire sul Salario Minimo, nelle sentenza 27711/2023 ha stabilito che esso deve essere “proporzionato alla quantità e qualità del lavoro” e sufficiente a garantire una vita dignitosa, come prescrive l’articolo 36 della Costituzione. La nostra proposta sul Salario Minimo ha sempre posto al centro il tema della contrattazione, estendendo il valore erga omnes dei contratti collettivi più rappresentativi. Mi dispiace – e lo dico con rispetto per l’autonomia del sindacato – che la Cisl non abbia compreso appieno l’autenticità della nostra proposta.

Malagola. Il nuovo approccio alle misure di sostegno al reddito introdotto dal governo Meloni risponde alla necessità di eliminare l’orientamento neo-statalista delle sinistre implementato con il Reddito di Cittadinanza. A differenza di quanto accadeva con il reddito a cinque stelle, la proposta del nostro governo mira a porre freno alla distribuzione indiscriminata degli aiuti, preferendo concentrarsi sulle fasce di popolazione effettivamente in situazioni di emergenza e bisogno. Concedere il sussidio a chi ne ha effettivamente diritto, privandolo a chi non ne ha. Dobbiamo puntare ad accrescere il numero di cittadini lavoratori, non di beneficiari di aiuti statali: l’Italia è un paese fondato sul lavoro, non sugli assistenzialismi. È per questo motivo che le ragioni di dissenso hanno indotto a rivedere integralmente il concetto di sussidio statale.

Partecipazione al Lavoro e Ruolo del Sindacato: Un’Analisi Approfondita

Malagola. Sono estremamente soddisfatto dalla proposta della Cisl relativa alla “ Partecipazione al Lavoro“, tesa a dare piena attuazione all’articolo 46 della Costituzione. Ho seguito con particolare interesse la fase di raccolta firme necessarie per presentare il progetto di legge. In qualità di segretario della Commissione Lavoro, attribuisco grande importanza alla partecipazione e ho sottoscritto con entusiasmo la proposta di legge presentata dal capogruppo di Fratelli d’Italia Tommaso Foti sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione e ai risultati d’impresa. Avrò il compito di essere relatore in Commissione sul provvedimento. Il partito nel suo complesso sta lanciando un segnale forte a tutela del mondo del lavoro e dei lavoratori. La piena attuazione di quanto previsto dall’art. 46 della Costituzione rappresenta una priorità per noi e lo stiamo dimostrando attraverso azioni concrete, superando l’approccio al mondo del lavoro tipico degli anni Settanta e evolvendo da un modello di contrapposizione a uno collaborativo.

Scotto. Con mezzo milione di firme raccolte, è giusto che il Parlamento discuta della proposta presentata dalla Cisl. Tale principio dovrebbe sempre prevalere. È inaccettabile, ad esempio, che la destra abbia inserito il tema della partecipazione nella delega al Governo che ha cancellato il Salario Minimo. Si tratta di una questione di competenza parlamentare, che riguarda l’attuazione dell’articolo 46 della Costituzione, e non può essere gestita da Palazzo Chigi. Mi auguro che la stessa Cisl sollevi fermamente questo problema, per evitare che le iniziative legislative popolari vengano vanificate. La partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale, anche in termini di codecisione, è un tema cruciale. La Germania, ad esempio, adotta un modello duale che separa gestione e proprietà. In Commissione ho auspicato uno specifico ciclo di audizioni coinvolgendo sindacati, datori di lavoro, associazioni e altri attori interessati. Avanzeremo con nuove proposte, con l’obiettivo di illuminare l’aspetto della democrazia economica nel nostro Paese, evidenziando i limiti del capitalismo familiare e proponendo una riforma del nostro modello di sviluppo. Questa sfida deve essere accompagnata da un’impegno deciso verso l’applicazione dell’articolo 39 della Costituzione: una legge sulla rappresentanza voluta per eliminare la piaga dei contratti precari e la frammentazione del mondo del lavoro.

Costruire un Nuovo Patto Sociale: Prospettive e Sfide 

Scotto. In trent’anni, sono passati 11 punti di Pil dai salari alle rendite e ai profitti. Molti hanno perso, pochi hanno guadagnato. Ritengo che questo patto debba coinvolgere anche il settore culturale, poiché il dibattito che dobbiamo affrontare, specialmente di fronte agli eventi drammatici causati dalla guerra e dai cambiamenti climatici, riguarda l’interesse collettivo e il futuro non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa. Dobbiamo emanciparci dal neoliberismo degli ultimi 15-20 anni, riflettere sulla progressività fiscale per finanziare il sistema pubblico. Niente flat tax! Dovremmo sviluppare politiche industriali che rilancino la produzione, tenendo conto della necessaria riconversione ecologica e della redistribuzione del lavoro nell’era dell’IA. Al contrario, assistiamo alla perdita nel settore siderurgico e a un programma di privatizzazioni che rasenta la svendita.

Malagola. Ritengo che il governo Meloni stia già operando in questa direzione, come il premier stesso ha sottolineato più volte. Le basi per consolidare questo percorso possono essere individuate nel potenziamento salariale, nell’attuazione del Pnrr, nella sanità e nell’istruzione, nella qualità e stabilità dell’occupazione, nelle politiche sociali e nella Sicurezza sul Lavoro. Su molti di questi fronti siamo già attivi, e sarà essenziale un dialogo costruttivo tra Governo, sindacati e imprese per trovare punti di incontro su tali questioni.

Investimenti Urgenti per la Sicurezza sul Lavoro: Una Priorità

Malagola. La Sicurezza sul Lavoro rappresenta un’imperativa per Fratelli d’Italia e per la maggioranza, tant’è che il decreto lavoro approvato l’anno scorso dedica un’intera sezione a questo tema. Ritengo che le azioni preventive più urgenti debbano concentrarsi sulla diffusione di una Cultura della Sicurezza nei luoghi di lavoro, a partire sin dall’ambito scolastico. Sensibilizzare sul tema fin dalla giovane età è cruciale per la formazione di un pensiero critico e autonomo.

Scotto. La formazione occupa un ruolo fondamentale. Accolgo positivamente l’inserimento di questo argomento nei programmi scolastici. Purtroppo, la Sicurezza sul Lavoro viene vista spesso come un costo, e si tende a risparmiare trascurando aspetti cruciali che si rivelano fatali. Torniamo al punto di partenza: un lavoro vulnerabile, mal retribuito, in un mercato spietato non garantisce il rispetto dei diritti dei lavoratori. Chi denuncia rischia di subire conseguenze negative. È urgente rafforzare i diritti dei lavoratori, spesso calpestati negli ultimi anni, e rivedere la normativa sugli appalti: la riforma del codice voluta da Salvini con subappalti in serie è deleteria.

Promuovere Politiche Attive sul Mercato del Lavoro: Sfide e Prospettive

Scotto. I dati sul Mercato del Lavoro sono distorti. Si parla di aumento dell’occupazione, ma si tratta spesso di lavoro part-time, contratti precari, somministrazione. In sostanza, questo incremento mascherato riflette solo lo sfruttamento, non la creazione di lavoro stabile e di qualità. È cruciale distinguere tra formazione scolastica e risposta alle necessità del Mercato del Lavoro. Qui è necessario uno sforzo sinergico tra settore pubblico e privato per un reale incontro tra domanda e offerta di lavoro. Politiche Attive significano che l’intero sistema deve ridefinirsi: il lavoro deve tornare a essere centrale.

Malagola. I dati Istat sul Mercato del Lavoro da quando questo Esecutivo è in carica sono estremamente positivi, con un netto aumento dell’occupazione. Investire in Politiche Attive, soprattutto per i giovani, è una priorità assoluta. Parlare di giovani e lavoro significa anche discutere di educazione e formazione, con particolare attenzione all’avvio delle carriere professionali. Investire in attività formative prelusive all’inserimento lavorativo e alla definizione di un profilo professionale rappresenta un modo per contrastare la disoccupazione giovanile e l’insicurezza dei giovani nel mondo del lavoro.

Giampiero Guadagni

Maggiori approfondimenti: http://www.conquistedellavoro.it/attualit%C3%A0/le-politiche-distanti-del-lavoro-1.3250725

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