La vittoria del NO al referendum costituzionale dello scorso 4 Dicembre, ha impedito l’avviamento della seconda fase del Jobs Act, ovvero la nuova struttura del collocamento.

Resta, infatti, in vigore l’attuale “federalismo” al sostegno della disoccupazione e, pertanto, la riforma del collocamento pubblico resta una materia concorrente tra stato e regioni, con potere di intervento limitato da parte dello stato sulle realtà locali.

L’oggettiva impossibilità di compiere appieno le previsioni del Jobs Act hanno quindi dato vita ad un movimento referendario, in seno alle associazioni sindacali, orientato all’abolizione di alcune parti del testo della riforma varata a marzo dal Governo Renzi.

L’attuale sistema del collocamento funziona male, infatti solo il 3% degli occupati passa dagli uffici di collocamento pubblici, e la vittoria del SI avrebbe potuto cambiare le cose, consegnando la gestione del nuovo sistema centralizzato del collocamento all’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal).

 Ma la vittoria del “No” ha messo a rischio altre parti del Jobs Act, infatti la le associazioni sindacali per il prossimo anno hanno proposto ben tre referendum: uno per cancellare i voucher, un altro per tornare all’articolo 18 nelle aziende sopra i cinque dipendenti e un altro ancora per garantire che le imprese subappaltatrici paghino i contributi ai loro dipendenti.

L’iter sui referendum è ancora in corso e se la Consulta dovesse dare il via libera, si dovrebbe votare già nella prossima primavera. E’ un testo che mira a un nuovo Statuto dei lavoratori, coerente con la mutazione del mercato del lavoro, ma che tuteli soprattutto i giovani.

Tuttavia, i renziani mirano a bloccare la contro-riforma anticipando a giugno le elezioni politiche. In questo caso la legge prevede che i quesiti referendari vanno congelati e spostati di un anno perché non si possono tenere insieme elezioni politiche e referendum.

Intanto si fa strada una nuova ipotesi: modificare il Jobs act e rivedere le norme sui voucher; per i

voucher basta recuperare la legge Biagi e farli tornare veramente strumenti per pagare collaborazioni occasionali. Più difficile da affrontare il tema dell’articolo 18, mentre il terzo quesito ha natura molto tecnica e poco politica.

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